L’INVASIONE DEI VISONI

Poveri visoni, demonizzati come le nutrie.
E’ indubbiamente vero che le specie alloctone possono causare un pericolo per l’ecosistema. Questo è particolarmente vero quando:
– non ci sono predatori che ne possano contenere la crescita (tutti i lupi son stati fatti fuori, tutti i rapaci pure)
– le specie autoctone non reggono la pressione predatoria (diecimila visoni tutti sull’isola della Maddalena!)
– le specie alloctone entrano in competizione con quelle autoctone che rivestono la stessa nicchia ecologica (visoni americani vs visoni europei, se non li avessero ammazzati quasi tutti)
– le specie alloctone contribuiscono alla trasmissione di nuove patologie non presenti in precedenza
Quanto sopra avviene in genere quando l’ambiente è isolato (ovvero gli animali non hanno modo di espandersi territorialmente, ma restano circoscritti in un’area troppo ridotta) o quanto questo è disturbato da attività antropica, che ne impoverisce le risorse.

Molto spesso invece gli effetti deleteri vengono ingigantiti ad arte. Un esempio chiarissimo è quello della povera nutria.
La nutria (o castorino) è stata introdotta in Italia a partire dai primi del Novecento per essere rinchiusa in gabbie e poi scuoiata per la sua pelliccia. Quando il mercato per la pelliccia di castorino è arrivato al collasso, negli anni Ottanta, gli allevatori, pur di non sobbarcarsi i costi per la soppressione, hanno liberato gli animali in massa.
Animale vegetariano ed amante dell’acqua, scava lungo gli argini dei fiumi tane profonde appena tre metri. Vive generalmente senza mai allontanarsi dai corsi d’acqua, quindi senza addentrarsi nei campi coltivati. Difficile quindi che possa causare dissesti idrogeologici (a meno che il fiume non sia già stato privato totalmente, dall’uomo, di tutta la vegetazione che contribuisce a drenare e frenare gli argini), tantomeno che possa distruggere le coltivazioni.

Il visone può essere certo più problematico, essendo comunque un predatore carnivoro. Ma forse a volte si esagera.
Intanto, esistono due tipi di visoni.
Il visone europeo, più piccoletto e tutto scuro, era una volta diffuso in Italia, Spagna, Francia, Est Europa (prima di essere decimato e i sopravvissuti rinchiusi). Quindi esiteva già in natura. Il declino della popolazione di visoni in Europa è pari all’80%, facendo di questo animaletto uno dei mammiferi più minacciati al mondo. Una sua reintroduzione non sarebbe quindi poi un male.
E’ un animale amante dell’acqua e della solitudine. Tende a vivere da solo in un territorio di 3 km quadrati (quindi evitato il pericolo di un’alta concentrazione su un’area limitata).
Il visone americano, più grande e sicuramente più combattivo, è stato introdotto in Europa già a partire dalla metà dell’Ottocento. Con il tempo sono venute a crearsi delle popolazioni inselvatichite dovute alla fuga accidentale dagli allevamenti, ma anche alla liberazione volontaria (sempre il solito discorso dell’evitarsi i costi della soppressione in caso di fallimento). Solo a partire dagli anni Ottanta cominciano a verificarsi le liberazioni ALF! Questi gruppetti di americani in suolo europeo hanno certo creato dei problemi, soprattutto al povero visone europeo, già – come abbiamo visto – tormentato dai bipedi per la sua pelliccia.
In Italia il visone americano è arrivato fin dagli anni Cinquanta ed è diffuso nelle aree limitrofe ai grandi allevamenti del Nord, in Sardegna, e pure sui Sibillini.
Sono animali solitari e notturni, abili predatori e di formidabile appetito. Ma non sono certo dei gremlins. Non arrivano in massa come le cavallette. Piuttosto tendono ad allargarsi sul territorio, perché amano starsene ognuno per i fatti suoi.

La demonizzazione delle specie aliene, siano esse le vegetariane nutrie o i carnivori visoni, è utile, ed è utile a molti:
– è utile ai cacciatori, che si trovano nel pieno diritto di massacrare animali privi di qualsiasi difesa in quanto considerati alla stregua di pericolosi infestanti, difendendo nel contempo la loro retorica immagine di prodi difensori della natura e del territorio
– è utile ai politici, e a tutti coloro che – detentori del potere – dovrebbero operare per la salvaguardia dell’ambiente. Molto più facile ed indolore concentrare l’attenzione sul pericolo roditori, e nascondere sotto il polverone i veri problemi, come i dissesti idrogeologici provocati in Italia centrale dalla costruzione della TAV, o i danni dell’inquinamento industriale
– e, dulcis in fundo, è utile a diffamare il movimento di liberazione animale, reo di liberare gli animali e di causare grandi danni agli allevatori. Questo risulta evidente dal tono isterico e allarmistico (ai limiti del ridicolo) con cui i media e gli organi vicini agli sfruttatori (come qui in Italia la Federfauna o la AIP).
Qualche esempio cliccando qui e qui e anche qui.
E’ un refrain conosciuto a tutti quello degli allevatori di visoni, che avanti alle liberazioni cominciano con la solita cantilena: poveri animali, finiranno tutti schiacciati sotto le ruote (quindi se finiscono tutti morti, non sono un pericolo, no?), terribili predatori cattivissimi, finiranno per invadere il mondo, manco fossero gli Ultracorpi, attaccano indistintamente uomini, bambini, animali. Per concludere che i veri amanti di questi piccoli selvaticissimi animali sono loro, come potete leggere qui sotto.

http://www.aiav.it/visone/allevamento.asp

http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2012/01/20/news/un-giorno-a-cercare-i-visoni-liberati-nel-blitz-animalista-1.3089787

Fonti:
http://lists.peacelink.it/animali/msg24045.html
http://nutria-myocastor.blogspot.com
www.unmondosbagliato.wordpress.com/notizie-antispecie
www.wikipedia.com

 

 

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Una risposta a “L’INVASIONE DEI VISONI

  1. Complimenti, ottimo articolo; utile per sfatare certi miti e ribaltare le tesi e logiche che erroneamente vengono riportate anche dai mezzi di informazione quando riportano contenuti di cronaca relativi alle liberazioni.

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