25 APRILE 2013

vecchiopanchinaMai come quest’anno ho avuto così poca voglia quest’oggi di festeggiare.

Festa della Liberazione, dovuto tributo a coloro che han lottato contro il sopruso degli stolti sull’intelligenza di chi osava pensare e parlare, contro razzismo e discriminazione eletti a sistema sociale.

Mi sento il cuore pesante, una gran tristezza per quelle persone coraggiose ed oneste.

Un presidente che è passato con disinvoltura dall’indossare la divisa del FUS al difendere i crimini del comunismo reale.

Un branco di mafiosi, corrotti, pedofili, piduisti affollare il Parlamento, senza menzionare la nuova orda di qualunquisti senza memoria storica guidati da un buffone  che di fascismo ed antifascismo non vuol sentir parlare.

E poi ci sono gli immigrati sfruttati, i clandestini reclusi nelle gabbie chiamate CIE tra l’indifferenza generale.

E le donne e le bambine sbattute in strada, merce fresca per orchi cattivi travestiti da bravi italiani, i cui figli muscolati si divertono a massacrare omosessuali solo perché non si vergognano di amare.

E tutti i nullatenenti ed i disoccupati, abbandonati da uno stato che dimentica i deboli ma mai gli incapaci e rapaci industrialotti nostrani.

E poi al parco incontri un vecchio signore triste, che ti racconta della morte del suo cane, e dei maiali che ha visto la sera prima al tiggì, “ammassati nei camion portati a morire. Quando si dice che li ammassano come le bestie. Ma sentono anche loro anche loro, basta guardarli, e come si fa a non provare pietà. Come può l’uomo essere così cattivo e non fare niente di fronte a questa sofferenza.”

E queste parole non me le sono inventate. Me le ha davvero dette questo vecchio signore, questa mattina al parco.

E io questo signore, che parla dei piccioni che aspettano la colazione sul suo davanzale, che dice di essere contento per gli animali che, come Jill, invece che in un laboratorio se ne stanno placidi al sole in questa giornata di liberazione,  non penso proprio sia stato uno di quelli che inneggiava ad un nano che sproloquiava sbracciandosi da un davanzale, non penso sia uno di quelli che plaude a chi vorrebbe i clandestini rispediti a casa a suon di mazzate.

Penso invece, ed è sempre più mia convinzione, che la liberazione umana non può funzionare se non va di pari passo con una piccola ma costante liberazione mentale: la coscienza crescente che altrettanto importante sia la liberazione animale.

 

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