MORIRE PER UN ALBERO E UN’IDEA

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Sono giorni che gli scontri in Turchia vanno avanti, tra l’assordante silenzio dei media.
La protesta è partita dalla decisione del governo di distruggere un parco, di abbattere gli alberi, di trasformare Gezi Park in un centro commerciale. Non si tratta di un caso isolato, ma fa parte di una ben precisa politica del governo di Erdogan di svendere natura, parchi, beni pubblici per arricchire ancor di più pochi ricchissimi individui. Incuranti delle proteste e della distruzione dell’ecosistema che questo comporta, è stato dato il via alla costruzione del terzo ponte sul Bosforo. Sempre senza dar ascolto alla voce di decine di migliaia di persone, si sta discutendo una legge che cancellerebbe di fatto i pochi parchi naturali esistenti.

E mentre si continuano ad uccidere gli alberi, vien fatto lo stesso con la libertà: si discute di vietare l’aborto, si proibisce la vendita di alcoolici dopo una certa ora, si arrestano giornalisti, si zittiscono giornali e televisioni.

Purtroppo però per Erdogan i suoi “sudditi” hanno dimostrato di avere qualcosa di imprevedibile: il coraggio, la determinazione, l’amore. Amore per gli alberi e per le idee. Amore per la vita e la libertà. In pochi giorni sono tre le persone uccise per difendere questo, sono migliaia i feriti, 1700 gli arrestati. E la protesta va avanti e non si ferma.

Le immagini che arrivano ricordano quelle di TianAnMen di tanti anni fa. Ma la protesta va avanti e non si ferma.

Queste persone meritano rispetto, supporto. Queste persone, capaci di morire per un albero ed un’idea, andrebbero soltanto imitate.

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