DOMINIO

featured“Dobbiamo rinunciare ad una cosa solamente.
Il nostro dominio.”
Instinct – Istinto Primordiale

Anno 2012.
Il giovane Sushil Kunmar arriva in Italia. Suo padre ha venduto il terreno di famiglia per raggranellare i 16.000 euro richiesti dall’intermediario, Paul Harnesh, per ottenere permesso di soggiorno e lavoro. All’aeroporto di Palermo ad attenderlo ci sono due persone, che lo prelevano e consegnano ad Harnesh. Costui porta Kunmar a lavorare come facchino presso il circo Sandra Orfei. Dopo un mese Kunmar fugge e si reca da Harnesh, chiedendo di tornare a casa con i 400 euro guadagnati. Ma Harnesh gli sottrae denaro e passaporto. Kunmar riesce a rifugiarsi vicino Roma, presso un suo parente. Passa un altro mese e Harnesh lo convince a tornare, con la scusa di dovergli consegnare il permesso di soggiorno. E’ l’ennesima trappola. Kunmar viene mandato in casa di un connazionale. Lui, di nuovo, riesce a fuggire, questa volta per denunciare tutto alla polizia.

Prende piede da qui l’inchiesta Golden Circus che, ai primi di novembre, ha portato al coinvolgimento di 18 circhi, a 52 provvedimenti cautelari e al fermo di 44 persone. E che ha messo in luce un traffico di esseri umani che ha portato nelle tasche degli sfruttatori qualcosa come 7 milioni di euro.

Sono circa 600 le persone che da India, Bangladesh, Pakistan, Bulgaria, sono state fatte entrare in Italia, dietro pagamento di cifre ingenti (15.000 euro) con la promessa di un visto e di un lavoro. E che invece sono diventate merce di scambio e fonte di reddito per Vito Gambino, dipendente della Regione Sicilia, sua moglie Provvidenza Visconti (anch’essa dipendente regionale), i loro figli, e decine di impresari circensi, i quali guadagnavano dal traffico dai 2000 ai 3000 euro a immigrato, oltre a manodopera a costo quasi zero e facilmente ricattabile.

Anno 2008

Durante lo spettacolo del circo acquatico Marino uno spettatore nota qualcosa di strano. Il numero a cui assiste prevede che una ragazza si immerga in una vasca piena di pirana. La ragazza sembra volersi sottrarre. Il gestore del circo, Enrico Ingrassia, l’afferra e le spinge violentemente la testa sott’acqua.
Lo spettatore, uscito dal circo, si reca a denunciare il fatto ai carabinieri. Che tornano, assistono ad altri due spettacoli, e dopo pochi giorni intervengono, liberando dalla prigionia una famiglia di immigrati irregolari bulgari, arrivati in Italia con il sogno di una vita dignitosa, e finiti schiavi, costretti a vivere in uno degli stessi container utilizzati per il trasporto animali, costretti a lavorare anche 18 ore al giorno, le due figlie, al pari degli altri animali non umani con cui condividono la prigionia, costrette a prendere parte allo show.

Pochi mesi dopo l’onorevole Elisabetta Zamparutti presenta un’interpellanza parlamentare, chiedendo conto del fatto che, a fronte della ennesima operazione di polizia riguardante un circo accusato di aver ridotto in schiavitù numerosi immigrati irregolari, i circhi coinvolti in tali reati, così come in quelli di maltrattamento di animali, abbiano continuato ad operare, e ad ottenere fondi statali.

Tra i circhi menzionati nell’interpellanza (e nella risposta di Sandro Bondi, allora ministro dei Beni Culturali) troviamo il nome del circo Marino. Così come i nomi di non pochi circhi poi coinvolti nell’inchiesta di pochi giorni fa. Tra questi, il Martini Cirque d’Europe.

Anno 2012

Il circo Marino continua imperterrito la sua attività. Con il suo carico di animali chiusi in container senza finestre e costretti a prendere parte allo show.

Il Martini è attendato ad Imola. Qui tiene il suo consueto spettacolo (che include anche il triste e reiterato show di un caimano che tenta disperato la fuga, giusto per creare qualche brivido agli spettatori paganti, e viene immancabilmente riacciuffato, tra l’indifferenza o il sollievo o le risate di chi assiste).
Tra gli animali che il baraccone si trascina dietro c’è un giovane esemplare di giraffa. Lo chiamano Alexander. Non ho trovato notizie sul suo passato. Da dove venga. Probabilmente acquistato o ceduto, o arrivato insieme al suo domatore (è prassi comune che quando un domatore cambia lavoro, passando da un circo ad un altro, si porti dietro anche le “sue” bestie). Non possiamo sapere cosa lo abbia spinto. La disperazione. L’innato desiderio di libertà. La nostalgia per la sua mamma perduta. Fatto sta che Alexander decide di fuggire. Travolge la recinzione e si da ad una corsa disperata per le strade della città.
Come Kunmar.
Ma per lui non c’è possibilità di salvezza alcuna.
Alexander viene raggiunto e circondato.
Nessun volto amico.Nessuno chiede il perché del suo gesto.
Nessuno gli offre protezione.
Alexander viene colpito da una dose eccessiva di anestetico (questa la prima ricostruzione).
E muore.

C’è un filo rosso che lega tutti questi episodi.
Non credo sia innata crudeltà dei circensi.
Non credo sia il fatto che la crudeltà verso gli animali sia anticamera di quella verso gli uomini.
Credo che il filo rosso sia piuttosto il concetto di dominio, su cui si basano tutti i rapporti sociali ed economici e politici e culturali di questa modello sociale in cui siamo immersi.
Credo che finché non ci libereremo del concetto di dominio, scardinando dalle fondamenta questo modello sociale, non ci sarà speranza.
Né per i Kunmar né per gli Alexander di questa terra.

Foto di Eugenio Marongiu – Circo di Barcellona 2012

 

 

 

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2 risposte a “DOMINIO

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