Lunga storia triste

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Tra le basse colline della San Juan Valley, in California, si erge da due secoli il San Juan Ranch. La struttura, risalente alla metà del 1800, ed i 44.000 acri di terreno che lo circondano, sono di proprietà di John e Brenda Stephenson.

Che qui allevano cavalli di razza Quarter Horse e vitelli Galbvieh.
E, fino a poco fa, anche circa 10.000 capre e 6.000 conigli, per la produzione di anticorpi per la ricerca biomedica. La loro azienda si chiama Santa Cruz Biotechnology .

Schermata del 2016-02-28 17:02:29

La lista di prodotti trattati, tutti indicati sul loro sito, è impressionante, così come il loro giro di affari. Nel 2012, secondo una ricerca pubblicata su The Scientist, il fatturato globale del mercato degli anticorpi utilizzati nella ricerca era pari a 1,6 miliardi di dollari. Di questi, la Santa Cruz Biotechnology se ne accaparrava il 53%.

L’azienda è nel mirino dell’USDA fin dai primi anni 2000. Tra il 2003 ed il 2005 riceve 23 citazioni per mancato rispetto dell’Animal Welfare Act. La pena comminata è ridicola: 4.600 dollari.
Nel 2007 vengono effettuate sette ispezioni. E ventidue tra il maggio 2010 ed il primo gennaio 2016. Durante tutte o quasi le condizioni riscontrate sono terribili. Una capra con un morso di serpente al volto viene lasciata morire di fame, incapace di mangiare per il gonfiore ed il dolore. Ad una con un enorme tumore viene negata l’eutanasia prima di essere sottoposta al prelievo di sangue di routine atto a “raccogliere” gli anticorpi da essa prodotti. E ancora animali incapaci di alzarsi da terra lasciati sotto il sole cocente. Ogni rapporto indica la necessità di implementare urgentemente le condizioni di detenzione degli animali ed incrementare il personale veterinario. Che di veterinaria, all’epoca, ce n’è solo una, si chiama Robin Parker, e si lamenta con l’ispettrice dell’enorme mole di lavoro (la cura delle migliaia di animali detenuti nel ranch, oltre ai compiti amministrativi di gestione del catalogo dei prodotti della Santa Cruz) che le impedisce di svolgere adeguatamente le sue mansioni. Da lì a poco la Parker lascia il suo lavoro, e fa rapporto all’ufficio USDA, rivelando l’esistenza di una stalla non registrata, dove sono detenute 841 capre. Dodici in condizioni disperate. Il sito viene scoperto nel gennaio 2013 e la questione della Santa Cruz finisce su Nature per la seconda volta.
Nel febbraio del 2014 esce un documentatissimo articolo sul The New Yorker, firmato da Cat Ferguson, a cui fa seguito un secondo, sempre dello stesso giornalista, su BuzzFeed News nell’ottobre 2015. La Santa Cruz Biotech è indifendibile. Tanto che anche Speaking of Research non può che condannarne il trattamento riservato agli animali. Né provano a difenderla i suoi dipendenti ed ex dipendenti:

Ma, come sempre accade, l’azienda continua a lavorare, e alle ispezioni e denunce USDA nulla sembra far seguito, tra rinvii procedurali e vani tentativi di arrivare ad un accordo.
Si sarebbe dovuta finalmente tenere un’udienza il prossimo 5 aprile.
Ma, ammesso che davvero si tenga, sarà troppo tardi.
Il report dell’ultima ispezione tenuta, il 12 gennaio 2016, è l’unico a non rilevare alcuna infrazione.

Schermata del 2016-02-28 20:44:58

Il motivo è che non ci sono più animali da ispezionare.
Le 3202 capre ed i 2471 conigli rilevati nel luglio 2015 sono scomparsi.
Molto probabilmente uccisi, se non rivenduti a qualche altra fabbrica di materiale biologico.

Così finisce questa lunga storia triste. Uguale a tante altre. A quelle dei tanti laboratori o allevamenti o stabulari dove per qualche ragione qualcuno ha messo gli occhi, e visto e parlato. Ma senza speranza alcuna di cambiamento. Che gli interessi in gioco son troppo grandi e radicati. E nulla cambierà mai se non verranno prima abbattuti i piani alti del grattacielo. Dove alle loro belle scrivanie lustre siedono gli Stephenson, i Marshall, i Grant di questa terra.

 

 

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Una risposta a “Lunga storia triste

  1. Ottimo articolo! Grazie. Le fattorie di animali in America, ma anche altrove, in zone ad alto sviluppo tecnologico, spesso guadagnano piu’ con la ricerca medica che con i prodotti animali – carne, latte, lana.
    Anche chi decide di non consumare questi prodotti spesso sostiene indirettamente queste industrie entrando in farmacia. E’ una realta’ triste. Non raccomando a nessuno di astenersi dalle medicine, ma temo che il presnte e il futuro dell’industria zootecnica non dipendano esclusivamente, ne’ in modo sostanziale dai macellai e dalle latterie.
    Pier

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