ETICA E ANIMALI GM

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La creazione di animali geneticamente modificati è una pratica che non riguarda soltanto la sperimentazione animale tout court, ma anche la zootecnia. Perché, no, la domanda di cibo di origine animale non sta affatto calando. Anzi, sta aumentando, soprattutto nei paesi cosiddetti emergenti. E per far fronte alla necessità di aumentare la produttività e massimizzare i profitti, si studiano e creano nuove macchine (animali). Un modus operandi e una concezione del cibo, del rapporto uomo-resto del mondo, che è stata alla base di Expo, e che sta creando l’ennesimo mostro dalle sue ceneri: lo Human Technopole.

Un articolo di Judith Benz-Schwarzburg, ricercatrice in etica e studi uomo-animale presso il Messerli Research Institute, Università di Medicina Veterinaria, Vienna, e Arianna Ferrari, codirettrice dei progetti di ricerca su processi di innovazione e impatto della tecnologia presso lo Institute for Technology Assessment and Systems Analysis (ITAS), Karlsruhe Institute of Technology, ripubblicato di recente su Slate.com.

La sperimentazione animale si sta evolvendo rapidamente in due direzioni.
La ricerca cognitiva, sul comportamento e sul benessere, insegna che molte specie animali hanno una complessa vita cognitiva ed emozionale, legata strettamente alle modalità di sperimentare ed esplorare il mondo circostante. Ad esempio, i maiali sono notevolmente intelligenti e sensibili. Hanno una memoria a lungo termine e sono sensibili alle emozioni dei propri simili. Sono in grado di utilizzare specchi per localizzare cibo nascosto da barriere e sono in grado di determinare se degli umani stanno prestando loro attenzione osservandone i movimenti del capo. Sottostimare queste capacità porta a gravi problemi. Se gli animali sono costretti a vivere in un ambiente angusto, privo  di qualsiasi stimolo cognitivo o sociale, che ne impedisce l’espressione dei comportamenti specie-specifici, essi inevitabilmente sperimenteranno gravi mancanze dal punto di vista del proprio benessere. La ricerca sul cognitivismo animale ci dovrebbe portare ad avere sempre maggiore empatia per le altre specie ed una maggiore attenzione verso i loro bisogni.

Parallelamente, le nuove tecnologie di ingegneria genetica hanno portato alla capacità di “disegnare” gli animali in modo da massimizzarne il valore economico come fonti di cibo. Si è ormai in grado di manipolare virtualmente ogni singolo gene di qualsiasi organismo vivente in maniera sempre più facile, economica e precisa.
Negli ultimi cinque anni tali tecnologie sono state utilizzate per modificare il profilo genetico di più di 300 maiali, capre, pecore e vitelli. Nel giugno 2015 un team di scienziati della Corea del Sud hanno annunciato la creazione di maiali “super muscolosi” attraverso la tecnologia di modifica genetica detta TALENs, acronimo di “transcription activator-like effector nucleases”. Mentre il dibattito sugli aspetti etici e sociali della modifica di genomi di embrioni umani e sementi sta avendo ampio spazio a livello politico, di pubblico e di media, non altrettanto sta accadendo per quanto riguarda la creazione di animali geneticamente modificati. Eppure l’ingegneria genetica su animali da reddito solleva complesse questioni etiche riguardo il benessere di tali animali, riguardo chi sono i beneficiari di tali modifiche, e riguardo i rapporti di forza uomo-animale. Questioni che fino ad ora sembrano essere state totalmente ignorate, ma che la nostra sempre maggiore coscienza della ricchezza e complessità cognitiva, sociale ed emozionale degli animali non può non portare prepotentemente in primo piano.

I gravi problemi legati al benessere iniziano con il processo di creazione degli animali geneticamente modificati. I donatori di sperma e ovuli, così come le madri surrogate, vengono normalmente uccisi se non riutilizzabili per altri scopi (come ad esempio altri esperimenti). Gli animali che presentano modifiche “indesiderate” o muoiono a causa dei gravi problemi di salute o vengono uccisi perché privi di valore economico o scientifico. Le modifiche genetiche causano altrettanti problemi: basso tasso di natalità, dimensioni anormali, che impediscono i movimenti naturali, deficit respiratori e cardiaci. Tornando ai maiali creati dagli scienziati coreani, le dimensioni dei piccoli alla nascita  ha portato a problemi durante i parti. soltanto 13 dei 32 nati sono sopravvissuti oltre l’ottavo mese, e soltanto uno di essi è vissuto oltre in condizioni di salute accettabili. Un dato estremamente allarmante, considerando che gli animali sono nati e vissuti all’interno del laboratorio, quindi sotto stretta osservazione medica e in ambiente controllato. Quindi in una situazione che dovrebbe garantire maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto ad un allevamento.
Durante il processo di ingegneria genetica vengono poi creati molti più animali di quelli necessari alla sperimentazione. Ad esempio, in un articolo del 2016 pubblicato su Transenic Research da Wenfang Tan (dell’Università di Edimburgo), che prende in considerazione la letteratura pubblicata sul tema, si afferma che  da 23.216 embrioni di maiale, impiantati in 112 scrofe, hanno dato corso a 62 gravidanze e 237 maiali nati vivi. Di questi, 179 (ovvero il 76%) presentavano le modifiche volute. I ricercatori hanno considerato la percentuale dei nati vivi ed utilizzabili come un successo. Ma, se consideriamo il numero di embrioni utilizzati, le femmine sottoposte a gravidanza, e gli individui nati morti o con modifiche indesiderate, risulta chiaro come la valutazione dell’efficienza di tali procedure dipende da se e come vengono valutate le vite degli animali coinvolti in ogni stadio del processo.
Le gravi conseguenze sul benessere degli animali non terminano con il processo di creazione in laboratorio. I maiali, come molti altri animali utilizzati in zootecnia, hanno complesse abilità e bisogni sia sotto il punto di vista cognitivo che sociale. In quanto esseri senzienti, hanno quello che i biologi ed i veterinari chiamano “bisogni etologici”, ivi incluso il desiderio di esplorare il mondo circostante e intessere relazioni sociali con i propri simili. Ricerche sul benessere animale hanno dimostrate che se le scrofe non hanno la possibilità di costruire il proprio nido prima del parto, o viene loro impedito di soddisfare gli altri bisogni comportamentali, possono presentare comportamenti anormali quali il continuo mordere le sbarre, mordere la coda, movimento continuo del capo, masticazione a vuoto ininterrotta. Gli animali da allevamento soffrono di malattie, lesioni (spesso causate dall’eccessivo affollamento o dalla qualità della pavimentazione), ferite, il tutto causato dalla mancanza di spazio e di stimoli comportamentali, da malnutrizione, dallo stress causato da manipolazione da parte dei lavoratori, dalle condizioni di trasporto, dall’isolamento forzato e, infine, dai metodi di uccisione.

I maiali  coinvolti nell’esperimento coreano potranno anche essere pochi, ma è preoccupante il fatto che alcuni scienziati promuovano l’ingegneria genetica come strumento per incrementare e migliorare la produzione, indicando in essa una soluzione valida per assicurare la sempre maggiore quantità di cibo necessaria alla popolazione umana in continua crescita, limitando nel contempo il consumo di risorse necessarie all’industria zootecnica ed il suo impatto sui cambiamenti climatici.

Non vengono però presi in considerazione i costi etici; gli interessi economici coinvolti sono un potentissimo disincentivo alla considerazione dei gravissimi deficit di benessere e non solo causati agli animali geneticamente modificati.

La produzione zootecnica è causa primaria di inquinamento di acqua e suolo, e richiede vaste porzioni di territorio – si stima il 45% della superficie terrestre. Il consumo di carne è inoltre correlato a sempre più elevati problemi per la salute umana, dal cancro all’ischemia cardiaca, dall’arresto cardiocircolatorio al diabete mellito. Un rapporto redatto dall’UNEP (United Nations Enviroment Program) conclude che sia la salute umana che l’ambiente del pianeta trarrebbero notevoli benefici da un cambiamento radicale di dieta a livello mondiale.

Eppure la domanda di carne e latticini è in continua crescita in tutto il mondo, soprattutto nei paesi cosiddetti emergenti come Cina, India e Russia.

Aumentando la produttività, l’ingegneria genetica applicata alla zootecnia porta con sé conseguentemente una diminuzione dei prezzi, e quindi una maggiore richiesta da parte dei consumatori. Proprio come il costruire nuove strade e nuovi parcheggi non fa altro che aumentare il problema del traffico, anziché diminuirlo. Gli incentivi economici all’agroindustria, garantendo maggiore produttività a costi sempre più bassi, hanno portato e stanno portando alla modifica delle abitudini alimentari. Ma anche ad un sempre maggiore impatto sull’ecosistema e sui sistemi di produzione del cibo. E le biotecnologie non fanno altro che spingere nella stessa medesima direzione.

Ciò detto, è chiaro come ci sia una profonda ed irrisolta divisione tra quei ricercatori e quelle realtà che spingono per un sempre minore consumo di alimenti di origine animale, e dall’altra parte aziende e istituzioni che supportano lo sviluppo di biotecnologie nella produzione agroalimentare. La divisione è fondamentalmente di natura politica, e contemporaneamente etica e di valori. Non solo perché le biotecnologie hanno un impatto negativo sul benessere animale, ma anche perché esse impattano profondamente il modo in cui pensiamo agli e consideriamo gli animali, soffocando irrimediabilmente l’idea che essi siano esseri senzienti con un proprio intrinseco valore in quanto individui, e spingendoli sempre più in basso, verso lo status di meri prodotti il cui unico valore è quello commerciale di mercato.

Gli animali geneticamente modificati vengono “costruiti” con il solo scopo di servire al bisogno umano. Incuranti del fatto che essi soffrono ancora più dei loro simili non modificati a causa dei loro tratti fisiologici. Vengono visti come un “successo tecnologico” perché “ottimizzati” per la produzione (ad esempio aumentandone a dismisura la massa corporea). Ma chi si cura delle loro sofferenze?

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