GREEN WASHING!

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In collaborazione con Corporate Knights e HIP Investor Inc., la rivista Newsweek anche quest’anno ha pubblicato la sua lista delle aziende mondiali “green”.

Corporate Knights è una rivista fondata nel 2002 in Canada, con lo scopo di indicare e segnalare quelle aziende che fanno “clean capitalism”, ovvero seguono una policy di sostenibilità ambientale e sociale nel loro business.

HIP Investor Inc è invece un’agenzia di rating fondata nel 2006 da un dirigente di Askhoka, la cui mission è valutare gli investimenti sulla base non solo della redditività, ma anche dell’impatto sulla società, nella convinzione che il “fare bene” possa portare alla creazione di nuovi mercati, prodotti innovativi, costi inferiori e maggiori introiti.

Al di là delle intenzioni e delle belle parole di presentazione sui loro siti aziendali, c’è da chiedersi quali siano i parametri di valutazione utilizzati (profitto economico a parte).

Nella lista infatti troviamo, al primo posto, la Hasbro. La stessa che nel 2000 chiuse la sua storica fabbrica di Cincinnati, lasciando a spasso 400 operai, per spostare tutta la produzione in Oriente. Delle condizioni degli operai che lavorano per Hasbro in Cina si parla nel rapporto 2014 di China Labor Watch: discriminazione, requisizione dei documenti personali dei lavoratori, assenza di controlli medici, assenza di dispositivi di sicurezza, contratti incompleti o inesistenti e straordinari che superano le 120 ore mensili. Nel rapporto si parla anche della Mattel, che Newsweek colloca al 271mo posto.

Segue la Nike, leader nella produzione di scarpe sportive e palloni, ma anche nello sfruttamento della manodopera, minorile e non.

Troviamo poi la Hershey Co., leader nella produzione di cioccolato. Cioccolato proveniente ovviamente da lavoro forzato, spesso minorile, sottopagato e del terzo mondo. Nel 2012 la Hershey venne multata dal governo statunitense per la bella cifra di 283.000 dollari per aver fatto uso di circa 400 lavoratori stranieri, provenienti da paesi del terzo Mondo, a cui, dietro il pagamenti di ingenti somme (si parla di 6.000 dollari) veniva garantito un periodo di studio – lavoro, un programma di scambio culturale, un’occasione irripetibile per imparare l’inglese, vivere una nuova esperienza, imparare un lavoro. E che si trovavano poi a lavorare in condizioni disastrose, al limite dello sfruttamento.

Troviamo anche farmaceutiche come la Biogen, leader nella ricerca su malattie degenerative, sull’uso di animali, e sull’inquinamento di falde acquifere. E la Pfizer, che in quanto a numero di animali vivisezionati non ha nulla da invidiare (era uno dei clienti di Green Hill, per chi non lo ricordasse), ma neanche per quanto riguarda la distruzione ambientale.

Troviamo la Coca Cola Inc., famosa per la violazione sistematica dei diritti dei lavoratori e per i propri crimini ambientali.

E, al dodicesimo posto, la Monsanto. Che certo non ha bisogno di presentazioni.

La lista è lunga.
Mi fermo qui.
Va bene il green washing. Ma qui si sta esagerando.

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