STORIA DI GATTO E DI UN SOGNO

img_0017

Era una fredda mattina di ottobre.

La pioggia sottile aveva lasciato spazio ad un sole pallido, che si rifletteva nelle pozzanghere grigio asfalto.

Era tutto grigio, in quel brutto posto dove ogni mattina mi recavo a lavorare: le strade, le poche case, i capannoni, gli uffici, le persone. Grigio tristezza anche il mio umore.

Avevo da poco iniziato ad arrancare per cercare di sopravvivere al crollo della mia vita, alla distruzione del mio piccolo mondo. Avevo creduto, ed ero stata abbandonata, nel modo più vigliacco e meschino possibile.

Mi vedevo come un gattino sbattuto fuori di casa, solo e bagnato, confuso e disperato. E così parlavo di me alla mia psicoterapeuta.

Quella grigia mattina lui era lì.

Varcato il cancello della ditta, questo mucchietto d’ossa e pelo ritto e pulci era lì che mi guardava. Come guardarsi allo specchio, era lì l’immagine che avevo di me. In quel cortile sporco, tra vecchi bancali e auto parcheggiate.

Come mi vide, mi corse incontro e si arrampicò sui miei jeans fradici. La prima immagine che ho di lui. La prima fotografia che gli scattai.

10400817_28460221246_4893_n

Venne in ufficio con me, e dormì tutto il giorno sulla mia spalla. E a sera prese con me il treno per casa nostra, per la nostra vita insieme.

Per un anno dividemmo il mio bilocale sui tetti di Milano. Dormivamo abbracciati, mangiavamo insieme sullo stesso tavolo.

26832_371496591246_4381582_n

Lasciarlo per andare a lavorare era uno strazio. Quando tornavo mi accoglieva festoso. Non ero più sola, e non avevo più tempo per essere triste. Avevo questo piccolo amico bianco e arancio a riempirmi giornate e testa e cuore.

Di lui si innamorò anche il mio fidanzato Stefano detto Wolverine, che mai aveva vissuto con un gatto. Se ne innamorò anche se la prima volta che lo prese in braccio Gatto, ancora debole e provato da un’infanzia da randagio di zona industriale bergamasca, gli riversò addosso un piccolo fiume di cacca semiliquida.

Passarono un inverno, ed un’estate. Insieme dipingemmo di giallo sole le pareti, e costruimmo un cestino fiorito per la mia Bottecchia rosa. Ascoltavamo i Jefferson e i Beatles e, a volte, il venerdì prendevamo il treno per venire a trovare Wolverine, a gettare le basi del nostro mondo, della Libera Repubblica.

Narra la leggenda che Gatto venisse da Rotterdam. Là viveva in una grande famiglia di gatti bianco-arancio. Una mattina, all’alba, è saltato non visto sull’autotreno guidato da Eric il Rosso (così chiamavamo l’autista olandese che ogni settimana veniva a consegnare nel nostro magazzino). Narra la leggenda che fosse alla ricerca di me e della mia Bottecchia rosa, e di Stefano detto Wolverine. Che portasse con sé semi di saggezza e felicità da dividere con noi. Che cercasse un posto dove stabilirsi e portare pace ed uguaglianza. Dove fondare la Libera Repubblica. Narra la leggenda che prima di partire facesse un sogno ricorrente. Avanti a lui c’era uno specchio, che gli rimandava l’immagine di un gattino magro e spelacchiato, dai grandi occhi verdi. Ma se si avvicinava allo specchio, se guardava meglio, quel gatto cambiava sembianze. Per diventare me. Io e lui, immagini riflesse. Due parti di uno stesso essere. Legame indissolubile.

Otto anni fa ci stabilimmo definitivamente qui. A casa di Stefano detto Wolverine. E in questi otto anni Gatto è vissuto felice, libero, amato.

In questi otto anni Gatto ci ha insegnato tutto quel che sappiamo e in cui crediamo.

Accoglienza. Che negli anni ha portato in casa, affinché avesse cibo e rifugio, ogni gatto randagio di passaggio. Gattone bianco e nero dagli artigli come sciabole, il giovane Junior, NeroGatto, e tanti altri.

Amicizia. Quella vera. Quella che lo ha legato negli anni indistintamente a umani e felini. A noi, così come a Gattaccio e Mamma Gatta, del cui amore reciproco siamo stati testimoni, e che aiutò con tutto se stesso quando i loro due bambini scomparvero, in un giorno d’estate, e non vennero più trovati, non ostante loro tre, e noi, li si avesse cercati per ogni dove per giorni e giorni.

Amore. Senza confini. Quello che proviamo noi per lui. Quello che leggevamo nei suoi sguardi. Quello che lo legava a Rambo, la gatta a cui salvò la vita, e che lo seguiva per ogni dove, inseparabile compagna per cinque lunghi anni.

Da lui abbiamo imparato che non esiste gerarchia alcuna. Che nessuno è superiore a nessun altro. Che ognuno ha, nelle differenze e alterità, stessa dignità, diverse intelligenze e diversi linguaggi, ma stesso diritto alla libertà e al rispetto.

Guardando il mondo attraverso i suoi occhi verdi, ho percorso la mia strada seguendo il sogno di un mondo diverso. Sono salita sul tetto di un allevamento di cani da laboratorio, sono entrata in capannoni soffocanti che rinchiudevano maiali, o galline, o conigli. Ho varcato le porte di uno stabulario universitario. Ho ascoltato, e letto, e studiato, cercando risposte e strade che portassero da qualche parte, verso quel sogno di rivoluzione.

foto-36

Un giorno di inizio settembre, quel giorno che ho cancellato per sempre dal nostro calendario, lo hanno ammazzato e buttato via.

Occhi verdi, come erba giovane di primavera dopo un acquazzone. Mio amico e fratello. Mia base sicura, aria che respiravo, mia vita.

Lo hanno buttato via, insieme alle bottiglie vuote, alle cartecce abbandonate, agli scarti di cibo. Come cosa. Rifiuto senza dignità. Proprio colui che mi ha insegnato quanta dignità un gatto possa avere e dimostrare.

Dicono di averlo fatto per non farcelo vedere, per non farci soffrire. Senza chiedersi quanta sofferenza indicibile ci possa aver dato questo gesto crudele. Ma era un animale, mica una Persona. Le Persone non si buttano nell’immondizia. I loro corpi valgono, anche dopo la morte. Al contrario di quanto accade per gli animali, per i clandestini, per i poveracci…

Con la sua terribile fine ha fine anche il nostro sogno. Torniamo con i piedi per terra. Guardiamoci intorno. Non un passo avanti abbiamo fatto. Non era questa la giusta strada.

Non ci resta che respirare forte. Innalzare mura sempre più alte. Restare entro i rassicuranti confini della Libera Repubblica. Difendere e proteggere chi rimane.

Andare avanti. Portandoti sempre con noi.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...