LA FIERA DEL DOMINIO

Questo breve articolo è stato pubblicato sulla pagina facebook de Le Grandi Orecchie Onlus.

E’ il racconto, ed una riflessione, su una delle tante fiere “del bestiame” che si tengono in ogni angolo del paese. E sulla impermabilità della politica “istituzionale” e partitica nei confronti di tematiche, come quella dello specismo e dello sfruttamento dei non umani, la cui portata rivoluzionaria inevitabilmente minerebbe lo status quo dalle fondamenta.

“Vista in sezione, la struttura sociale del presente dovrebbe configurarsi all’incirca così: su in alto i grandi magnati dei trust dei diversi gruppi di potere capitalistici che però sono in lotta tra loro; sotto di essi i magnati minori, i grandi proprietari terrieri e tutto lo staff dei collaboratori importanti; sotto di essi – suddivise in singoli strati – le masse dei liberi professionisti e degli impiegati di grado inferiore, della manovalanza politica, dei militari e dei professori, degli ingegneri e dei capufficio fino alle dattilografe; ancora più giù i residui delle piccole esistenze autonome, gli artigiani, i bottegai, i contadini e tutti quanti, poi il proletariato, dagli strati operai qualificati meglio retribuiti, passando attraverso i manovali fino ad arrivare ai disoccupati cronici, ai poveri, ai vecchi e ai malati.
Solo sotto tutto questo comincia quello che è il vero e proprio fondamento della miseria, sul quale si innalza questa costruzione, giacché finora abbiamo parlato solo dei paesi capitalistici sviluppati, e tutta la loro vita è sorretta dall’orribile apparato di sfruttamento che funziona nei territori semi-coloniali e coloniali, ossia in quella che è di gran lunga la parte più grande del mondo.
Larghi territori dei Balcani sono una camera di tortura, in India, in Cina, in Africa la miseria di massa supera ogni immaginazione.

Sotto gli ambiti in cui crepano a milioni i coolie della terra, andrebbe poi rappresentata l’indescrivibile, inimmaginabile sofferenza degli animali, l’inferno animale nella società umana, il sudore, il sangue, la disperazione degli animali.

Questo edificio, la cui cantina è un mattatoio e il cui tetto è una cattedrale, dalle finestre dei piani superiori assicura effettivamente una bella vista sul cielo stellato.”

Max Horkheimer, «Il grattacielo», da Crepuscolo.
Appunti presi in Germania 1926-1931, Einaudi 1977, pp. 68-70

Quella andata in scena ad Inzago durante la festa patronale è l’ennesima riprova che non ci sono colori politici, differenze ideologiche che tengono quando si tratta di sfruttare gli animali, di dar continuità allo specismo, di mantenere salde le fondamenta del grattacielo che è specchio e rappresentazione della nostra società.

Maggioranza ed opposizione, da sempre pronti a darsi battaglia, si ritrovano, si uniscono nell’espressione di “superiorità” umana sulle altre specie, e così nonostante il colore diverso, l’ideologia opposta, in quel paese, esempio e rappresentazione di quel che accade in ogni angolo del pianeta, dove il potere politico e istituzionale altro sembra non essere se non emanazione del potere economico, qui di un singolo macellaio, altrove di ben più potenti realtà, si chiamino esse Monsanto o Cremonini o Marshall, si è svolta l’ennesima fiera in cui esseri senzienti, son stati esposti, mercificati come oggetti privi di vita e sentimenti, paure ed emozioni.

Visto con gli occhi di coloro che reggono sulle loro spalle il grattacielo, non esiste differenza alcuna tra chi ha governato nei due mandati passati, il “compagno”, quello vicino a tutti, fiero rappresentante di un’ideologia politica che dovrebbe essere la più sensibile alle ingiustizie, più vicina agli sfruttati, ed il sindaco attuale, di ben altra sponda, orgoglioso figlio di allevatori. Entrambi, e non ci sorprende, quando si tratta di allargare lo sguardo, cambiare prospettiva, hanno deciso di non guardare, e continuare a difendere la tradizione di questa fiera, figlia di una cultura del dominio che sembra inattaccabile.

Chi, prima che la fiera si ripetesse quest’anno, ha chiesto un confronto, ne rendiamo atto, è stato ricevuto ed ascoltato. Le richieste per un minimo di tutela degli animali sono state, almeno a parole, accolte. Ma chi avrebbe dovuto far sì che quelle parole si tramutassero in fatti, chi avrebbe dovuto mettere in pratica le richieste del sindaco e dell’amministrazione, ha permesso che, anche quest’anno, le condizioni degli animali esposti fossero a dir poco aberranti.

E’ stato chiesto che fosse a disposizione una vasca di acqua, affinché gli animali esposti per ore ed ore potessero almeno abbeverarsi. La vasca era presente. Ma è rimasta sempre vuota.

Era stato chiesto che gli animali venissero almeno protetti dalla morbosa attenzione del pubblico da transenne. Le transenne c’erano. Ma talmente basse che chiunque poteva toccarli, infastidirli.

E’ stato chiesto che gli animali non venissero immobilizzati. Era stato promesso che questa volta si sarebbero utilizzate corde di lunghezza adeguata. Ma quelle corde erano non più lunghe di qualche decina di centimetri, e gli animali erano immobilizzati per il collo, impossibilitati a qualsiasi movimento. I buoi e le mucche, poi, per poter essere più facilmente “spostati” avevano anelli al naso, da cui partivano altre corde legate alle loro corna. Tirando queste corde, e quindi strattonando gli anelli fissati ad una parte così sensibile del corpo, venivano trascinati senza pietà in mezzo al pubblico rumoroso, esposti come cose, come pezzi di carne senza dignità.

Come pezzo di carne senza dignità è stato trattato il bue di cui, festanti, i partecipanti hanno tentato di indovinare il peso nella gara che da anni è il momento clou della festa. Pezzi di carne senza dignità, subito dopo esposti nella vetrina del negozio del macellaio, che di questo gioco va così fiero.

Ed è stato così che, in un piccolo paese della provincia di Milano, in un finesettimana di ottobre, è andata in scena la rappresentazione grottesca di quel che accade ogni giorno, in ogni angolo del pianeta. In maniera più o meno evidente e palese. Una rappresentazione che non avrà fine fin quando non riusciremo a scardinare il sistema dalla base, ad abbattere il grattacielo dalle fondamenta, a sostituire il dominio e la supremazia con il loro opposto. A creare un mondo senza differenze. Senza padroni. Senza schiavi.

 

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Una risposta a “LA FIERA DEL DOMINIO

  1. sandra di muzio

    Grandioso per quanto tragico resoconto. Compimenti davvero all’autrice e infinita gratitudine, da un’umana che … non ci sta (al gioco dl massacro).

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