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CRISTINA

BALLERINA

Cristina, danzava sui miei pensieri, nella mia testa, alla Scala e, poi, come in seguito appresi, nella mia fervida immaginazione.

Era una ballerina.

Esile ed elegante.

Una étoile.

Di quelle cresciute nel talento, nella grazia e nella disciplina.

Lo dissi agli altri.

Informai tutti.

Era entrata una virtuosa della danza nel Coordinamento.

Quando conobbi meglio cristina, scoprii con sorpresa, sconcerto e delusione, che non era vero nulla.

Chi me l’aveva detto?

Me l’ero inventato?

Era stato un sogno.

Ancora la vedo con le punte e lo chignon danzare leggera sul palco.

Chissà…

O, forse, era il tetto di Green Hill.

Sì, danzava al colmo del capanno numero uno.

Dimenticate i resoconti e la storia ufficiale del tetto.

All’imbrunire o al crepuscolo scintillante dell’alba, come l’uomo fiammifero, lei disegnava sagome all’orizzonte.

L’ho vista fare uno jeté nell’ombra lunare.

Uno jeté in bilico sulla punta delle stelle e l’ho sentita ridere cristallina di una risata scrosciante.

Un altro nell’oro dell’aurora, la mattina seguente.

Sempre sul tetto.

Alcuni raccontano che mentre li facevano scendere i pompieri, lei, oplà, spiccava un grand jeté volando come una libellula o una fata atterrando sull’erba di rugiada, che incurante e ignara, nulla sapendo di quel posto, stilla dalle foglie e dai fili d’erba anche lì, ai piedi di Green Hill.

Questo brano è tratto da “Fermare Green Hill”, di Coordinamento Fermare Green Hill e George DL4. Il libro, interamente autoprodotto, è disponibile scrivendo a info@dentrofarmacologia.org al costo di 10 euro + spese di spedizione.
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Bella notizia?

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Ma spiegatemi cosa avete da festeggiare per la notizia che la Marshall avrebbe messo in vendita il complesso di Montichiari, vuoto da anni.
Intanto, con la storia che oddio oddio se vincono al processo si riprendono i cani, centinaia di babbioni hanno versato allo stato 100 euro a cranio, ovvero il pizzo richiesto per avere la “proprietà” del cane. E dando pure addosso a chi, come la sottoscritta, aveva da obiettare (gli animali non sono cose, i soldi non li do a chi sostiene vivisettori e allevatori, la Marshall non andrà mai di casa in casa a chiedere indietro i beagle, ma soprattutto, per ovvi motivi, GREEN HILL NON RIAPRIRÀ).

E adesso? Adesso che avete pagato ma questi hanno detto che se ne vanno? Invece di dire “cazzo mi hanno fregato” festeggiate?

Secondo: vorrei ricordare che Marshall Farm ha allevamenti in America, Asia ed Europa, e che pochi mesi fa ha avuto l’ok dal governo inglese per ampliare l’allevamento di Hull. I cani che non verranno allevati a Montichiari lo saranno in Inghilterra. Con le stesse medesime metodologie. Ci potete scommettere. Quindi, il fatto che venda quei capannoni, cosa cambia? Solo che non saranno in Italia i cani che verranno fatti nascere per essere ammazzati, ma oltre confine.
Dulcis in fundo. Ma dopo tutto il casino creato con la campagna che ha portato alla chiusura di Green Hill, tra cortei, liberazioni, gente matta che si lega ai cancelli o sale sui tetti, chi è quel demente che penserebbe di rimettersi ad allevare beagle nello stesso medesimo luogo? Di certo non “Mr. Marshall”, che da decenni dimostra di essere un intelligentissimo, lungimirante, capacissimo uomo d’affari.
Quindi, davvero, spiegatemi cosa avete da festeggiare e dove sia la bella notizia.
Quei capannoni ora sarebbero in vendita. Pronti quindi per essere acquistati. E magari diventare un altro allevamento. Magari non di beagle, magari di topi o ratti.
E nulla cambia.

NON UN PASSO AVANTI

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E’ notizia recente che la Marshall ce l’ha fatta. Il governo inglese, passando sopra il volere di migliaia di persone che si erano espresse contrariamente e che per anni avevano manifestato il proprio dissenso (solo lo scorso 15 agosto centinaia di persone hanno marciato per far sentire il proprio dissenso contro la decisione del governo britannico di permettere l’ampliamento dell’allevamento di proprietà di B&K Universal – Marshall Bioresources), ha dato il nulla osta per la costruzione di una nuova Green Hill.

Laddove ora esistono gli stabulari ed i laboratori della B&K di Grimson, Yorshire, verranno costruiti altri capannoni. Al cui interno verranno allevati beagle da laboratorio. Esattamente come a Green Hill.

B&K, di proprietà della Marshall Bioresources, gestisce un allevamento nei pressi di Hull. Qui vengono già allevati cani, furetti e piccoli roditori. Qui venivano condotti i cani di Green Hill non adatti alla vendita, per essere usati come “produttori” di siero e sangue per l’industria farmaceutica.
Qui la Marshall ora potrà fare quel che a Montichiari non è riuscito: ampliare l’allevamento fino ad arrivare alla capacità di 2000 animali. Il permesso era stato negato per ben due volte dalle autorità locali.

Come già troppe volte in passato, è intervenuto il governo centrale a sostegno degli interessi economici degli sfruttatori. A nulla sono valse le almeno 200.000 firme raccolte in pochi giorni da Animal Justice Project.

Esattamente come a Green Hill, i cani, dalla nascita fino al momenti di essere spediti a morire nei laboratori, non vedranno mai la luce del sole, ne sentiranno il vento sul pelo.

Esattamente come a Green Hill, le fattrici verranno prosciugate a forza di parti e gravidanze. I riproduttori ammassati in stretti recinti. I cuccioli costretti a trattamenti aberranti per plasmarne la mente, e renderli docili strumenti nelle mani di coloro che ne compreranno il corpo e la vita.

E mentre qui della campagna che ha portato a chiudere quell’allevamento in cima alla collina sempre meno si ricordano, confondendo fatti e attori, dimenticando quel che c’è stato dietro, ed oltre, parlando di liberazione animale mentre firmano l’assegno per l’acquisto del loro cane (quei cento euro che – nell’improbabile evenienza che la Marshall vinca in Cassazione – verranno dati a coloro che stanno riaprendo Green Hill in Inghilterra; altrimenti verranno incamerati dallo stato italiano, ovvero a chi finanzia la vivisezione, da fondi agli allevatori, protegge circensi e cacciatori), ecco che Green Hill risorge dalle sue ceneri. Come un incubo che non se ne vuole andare.

Siamo prigionieri di un gigantesco meccanismo che garantisce sempre e comunque l’intoccabilita’ di tutto il sistema di sfruttamento e dominio animale (di tutti gli animali, bipedi implumi inclusi).

Non stiamo vincendo.
Non stiamo cambiando un bel niente.
Checché ne dicano i veganottimisti che si gasano per la maionese veg della Nestlé.